"Bolli" l'arte della sartoria
Tratto da:
Tesina di Geografia culturale
di Cinzia Conti
Ho scelto di andare a scoprire una situazione che mi aveva interessato fin dal primo
incontro, quando, ormai ad Arezzo da qualche mese, entrai nel negozio delle "Bolli"
e rimasi incantata nel vedere non solo vestiti esposti, ma anche la solarità dell'ambiente,
l'indiscussa laboriosità e mi stupii di sapere che io stessa avrei potuto collaborare
alla scelta e alla realizzazione di ciò che avrei indossato e che questo sarebbe
stato creato su misura.
il loro stile percepibile anche con una veloce occhiata ai modelli, mi hanno affascinato
molto, perché parevano in contrasto con un mondo che sembra andare nella direzione
opposta, ovvero verso l'omologazione, i grandi marchi, la produzione industriale
e la tecnologia.
Sono delle artiste, esprimono la loro arte con le stoffe, creando abiti e soprattutto
permettendo a coloro che osservano il lavoro di interagire nella realizzazione del
progetto creativo. Credo che una collaborazione cosi concepita sia del tutto innovativa
e necessaria nella società attuale, sebbene sia in realtà la riscoperta di qualcosa
che c'era già: la comunicazione con chi ci sta di fronte, l'utilizzo di tutti i
sensi per scoprire ciò che ci circonda.
Gli ostacoli al principio sono stati più che altro rappresentati da paure personali,
riconducibili non solo alla prospettiva di doversi dedicare a quell'attività per
molti anni, ma anche al fatto che le ragazze non avevano avuto nessuna base, nessuna
formazione; saranno quindi la pratica ed il tempo a rafforzarle, a permettere loro
di evolvere e di farlo da sole, creando un proprio metodo non standardizzato, che
evita vari passaggi ed utilizza strumenti essenziali per poter velocizzare il lavoro.
Lo stimolo che le ha spinte a proseguire è arrivato quindi dai risultati ottenuti,
dalla gente che iniziava ad apprezzare l'originalità dei capi e a percepire il piacere
che le ragazze hanno verso ciò che fanno, la loro passione e la soddisfazione che
ottengono da questo mestiere. Questi fattori, insieme ai presupposti che sin dall'inizio
le "Bolli" pongono alla base del proprio lavoro, cioè creare cose uniche, su misura
e fatte da loro, ne determinano il successo e permettono di considerarle un esempio
di come un prodotto artigianale debba continuare a mantenere un valore maggiore
di quello industriale; situazione in cui il lavoro è un mezzo non solo per realizzare
ciò che si vuole fare, ma è anche un'occasione per mettersi in discussione, per
rischiare.
Ciò che rimane di questo incontro con le "Bolli" è pura positività ed esortazione
a fare, nonostante tutto. Perché le ragazze non perdono il contatto con questa realtà
fatta di tasse, affitti, spese, periodi alterni di buone o cattive vendite, hanno
sbattuto la testa contro la burocrazia, eppure sembra proprio che tutto questo le
abbia rafforzate ed abbia dato loro una soddisfazione maggiore rispetto a quella
ottenuta esclusivamente dal guadagno. La bellezza del progetto di queste ragazze
sta nella loro semplicità, sia degli obbiettivi che dei risultati, non inseguire
il denaro, ma la propria arte, dandole un limite, trovando un compromesso quando
necessario.